23/12 OMAGGIO A GIUSEPPE SCALARINI

Retro Corte Dicembre 1retro1 Corte Dicembre 1

MATITE CHE NON SI SPEZZANO!

DOMENICA 23 DICEMBRE dalle ore 17.00

OMAGGIO A GIUSEPPE SCALARINI

(1873 – Dicembre 1948)

Presentazione: Mostra delle tavole di Scalarini
Uno dei più grandi vignettisti politici della sua epoca.

Esposizione:
Omaggio a Scalarini reinterpretato da 8 Artisti dei tempi nostri:

KAJUS – TEONE – FLAVIO – FEDERICA – ZENONI F – ROUGE – GIUSIRAI – HURRICANE

Intervento musicale di NADIR

La più grande chitarra. La più bella voce di Cuore e di Lotta della Milano di ieri e di oggi.

A seguire Aperitivo (con buffet e Pasta e Fagioli)

in Zona Cesarini (evitato i mercatini di natale?)
MercatonE PaganART ——- Banchetto per Doni Altri ——- Artigianato Artistico Autoprodotto.

Una Mostra per ricordare il “caricaturista” dell’avanti dal 1911 al 1926, matita pungentE CONTRO LE GUERRE E LE INGIUSTIZIE, ANTIMILITARISTA, ANTICAPITALISTA e ANTIFASCISTA, scelte che pago’ con le botte, IL CARCERE E IL CONFINO.

Organizzato da:
Centro Studi Canaja
Collettivo La Sciloria
Movimento ALT

CORTE POPOLARE di RHO
VIa Umbria n.8 – Loc. Biringhello
www.collettivolasciloria.org

Biografia di Scalarini:

La firma delle sue tavole è un facile rebus, il disegno di una scala seguito dalla scritta “rini”. Ma la vita di Giuseppe Scalarini non è facile, attraversa un’epoca in cui il prezzo da pagare per chi fa satira senza piegarsi al potere può essere molto alto. In quell’epoca, la prima metà del Novecento, lui è forse il più grande vignettista politico in Europa.

Nasce a Mantova nel 1873 e nella sua città, a 24 anni, fonda il settimanale satirico “Merlin Cocai”, su cui inizia a disegnare vignette antimilitariste e di ispirazione socialista. I suoi lavori si fanno subito notare per la loro efficacia, tanto che Scalarini deve riparare prima in Austria e poi in Germania, dove pubblica sulla stampa locale. Il governo italiano chiede la sua espulsione e lui si sposta a Londra, in Belgio, a Parigi. Tornato in Italia il suo destino passa per Milano dal 1911, quando la sede dell’ “Avanti!” si trasferisce qui da Roma, e Claudio Treves lo chiama a collaborare con il quotidiano socialista, su cui pubblicherà ogni giorno una vignetta fino al 1925.

Scalarini ha uno stile geometrico e razionale: le sue tavole sono piccoli trattati di politica ed economia, descrivono categorie sociali, classi, interessi. La sua missione non è far ridere mettendo in caricatura i nemici, il suo è un socialismo umanista che si pone il compito di elevare la coscienza di chi legge (e spesso, visto le percentuali di analfabetismo dell’epoca, non sa leggere ma guarda le figure facendosi spiegare i testi).

In un tempo in cui la propaganda bellicista fa breccia anche nella sinistra, il suo antimilitarismo è rigoroso, le sue madri che piangono figli morti in guerra precorrono Brecht. Per i suoi disegni Scalarini subisce una lunga serie di processi, mentre in Italia monta la reazione, le sede milanese dell’ “Avanti!” viene assalita dai fascisti nel 1919 e l’anno dopo il disegnatore è picchiato e costretto a bere olio di ricino da una squadraccia a Varese. I rapporti tra Scalarini e Mussolini, anche quando questo dirigeva il giornale socialista, non sono mai stati idilliaci, così per sfregio nel 1923 il giornale fascista “Il lunedì del Popolo d’Italia” arriva a pubblicare una vignetta antisovietica con una firma falsa del disegnatore mantovano. Lui non verrà mai a patti con il regime che intanto si è instaurato in Italia: nel 1926 è nuovamente aggredito e ferito gravemente dai fascisti in casa sua a Milano, finisce al confino prima a Lampedusa poi a Ustica, nel 1940 è in campo di concentramento a Chieti, sfugge per un pelo all’arresto dei repubblichini.

Poi, finita la guerra, torna a lavorare sull’ “Avanti!”, finché nel 1948 muore.

Scalarini non ha mai amato calcare la mano sulle caratteristiche fisiche degli avversari ma, alla fine della vita, per una volta si prenderà la soddisfazione di farlo. In una tavola del 1946, nella stagione del referendum su monarchia e repubblica, mette tutta la sua rabbia contro la casata che ha regalato il paese al fascismo, riuscendo anche a trasformare la sua firma in elemento strutturale del disegno. Si vede una grande scalinata in cima alla quale spuntano le gambe di un trono, la punta di una sciabola e due stivali che non toccano terra, mentre una scritta dice: “Non più nani in alto!”. Notoriamente l’altezza di Vittorio Emanuele III, che aveva appena abdicato, non era eccelsa.

Da Ascasi, Guarnaccia, Quelli che Milano

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