Cosa ci insegnano queste elezioni

 A pochi giorni dagli esiti elettorali, quantomai schizofrenici e per qualcuno inattesi, cerchiamo di estrarre qualche elemento che per noi è di assoluto valore in questa fase.

Il primo dato che emerge è il voto di protesta contro le politiche di austerità imposte dal precedente governo tecnico guidato da Monti e sostenuto da tutti i partiti presenti in Parlamento.

Il crollo vertiginoso del PD e la “rinascita” del PDL e nello specifico di Berlusconi deriva proprio da questo fattore: a differenza del PD, il PDL ha saputo sganciare la propria immagine da quella dell’austerità europea e canalizzando attorno a se la spinta nazionalista di alcune fasce di elettorato di destra ha raggiunto un risultato inatteso, pur perdendo voti rispetto al passato. Diversamente  il tentativo di costruire il partito dei padroni guidato da Monti non è riuscito a decollare incassando la sconfitta a livello elettorale.

Chi più di tutti ha raccolto i voti di protesta a quelle politiche è stato però il movimento 5 stelle della coppia Grillo – Casaleggio. Questo movimento (che per noi è un partito a tutti gli effetti) ha raccolto attorno a se i voti di larghi strati di cittadinanza confusamente stanchi di questa classe politica, dei privilegi di alcuni e soprattutto di quelle politiche neoliberiste di uscita dalla crisi che negli anni hanno impoverito e ridotto i diritti dei lavoratori in Italia e non solo. I voti per Grillo non sono però espressione di una classe sociale ma di un elettorato interclassista e intergenerazionale deluso da chi ha “mangiato invece di governare per il bene comune”. Una visione nazionalista e riformista che vede nella corruzione morale di un’intera classe politica la causa della condizione misera di giovani, studenti, pensionati e lavoratori italiani. Come dire che qui in Italia avremmo tutto per vivere in una società di benessere collettivo e che per colpa di chi ci ha governato che ciò non è ora possibile. Mentre in realtà la causa principale dell’impoverimento generale è l’intero sistema capitalista , mai messo in discussione dal duo Grillo – Casaleggio che da esso traggono profitti milionari.

E’ chiaro che i proclami che hanno portato Grillo a questo risultato si scontreranno presto con la realtà e così come a Parma (città governata dalla giunta del grillino Pizzarotti) la reale identità borghese di questo partito sarà ben presto palese. Soprattutto quando si tratterà di votare provvedimenti contro i diritti dei lavoratori e delle fasce più deboli. Così come risulta altrettanto chiaro che il partito di Grillo svolge oggi un ruolo di ammortizzatore sociale rispetto all’esplosione di un possibile conflitto che potrebbe mettere in discussione realmente tutto il sistema.

La disfatta totale della lista di Rivoluzione Civile che non è riuscita a riportare in parlamento le cosiddette forze di “estrema sinistra” è il risultato concreto di un distacco evidente dalle lotte sociali che si sviluppano nel mondo del lavoro e nei territori di questo paese. Il limite oggettivo di una coalizione che come un grosso calderone raccoglieva ben 9 partiti ed era capitanata da un ex magistrato è stato quello di non essersi mai inserita nelle contraddizioni insite al sistema.                                                                                                  Senza mai essersi confrontata realmente con alcun movimento e senza rappresentare gli interessi delle classi subalterne sul terreno del conflitto questi personaggi, ormai noti e stranoti, hanno sperato di riciclarsi dietro alla figura dell’ex magistrato Ingroia. Si sono così accodati alla retorica diffusa della difesa dello Stato da parte di un personaggio incorruttibile e onesto. Nessuna istanza di classe è stata avanzata in campagna elettorale da questa coalizione nata perdente che ha dovuto fare i conti anche con i continui appelli al PD per un accordo che li portasse al governo. Un cavallo che in fin dei conti si è rivelato perdente e che crediamo debba significare la fine del cretinismo parlamentare in cui tanti compagni sono caduti.                                               Le dimissioni dei vertici di Rifondazione Comunista devono essere reali e durature, se questo partito vuole continuare ad esistere deve necessariamente fare un passo indietro, ovvero verso il basso, e fare i conti con le forze delle quali dovrebbe e vorrebbe essere il rappresentante politico eliminando ogni ostacolo alla reale fusione del partito con la lotta di classe.                                                                                                                                 Presenziare come corpi morti ai cortei e avanzare istanze vicine a quelle dei sindacati confederali nelle lotte dei lavoratori vorrebbe dire perseverare negli errori già commessi, lavorare per lo sviluppo e la ricomposizione della lotta politica per il proletariato ascoltando le voci che si alzano dal basso l’unica ricetta possibile per uscire dal coma. Ma forse a questo punto non si tratta più di coma, forse si tratta di un cadavere e come tale deve essere considerato…

Un altro dato considerevole da tenere in conto è quello dell’astensionismo che ha raggiunto i livelli più alti dal dopoguerra. Nonostante la presenza del partito di Grillo, che ha così salvato la faccia della democrazia borghese, il 25% (7% in più rispetto alle politiche del 2008 degli elettori non ha votato. Certo si può dire che all’interno di questa percentuale sono compresi qualunquisti e indifferenti ma di sicuro il fatto che molti giovani non si siano presentati alle urne è un dato sul quale oggi dobbiamo ragionare per sviluppare al meglio il nostro intervento nei luoghi in cui conta essere presenti (oggi non certo il parlamento, come crede qualcuno…). Questo dato (che accomuna l’Italia alle elezioni Greche dell’anno scorso) è un grido che arriva da chi ormai non vede nessuno sbocco politico ai propri interessi. Disoccupati, lavoratori e pensionati da questa campagna elettorale sono scomparsi totalmente.

Noi , continueremo a fare quello abbiamo sempre fatto : costruire vertenze nei posti di lavoro e sul territorio.  L’Unico  terreno sul quale ci dobbiamo confrontare noi è proprio questo, creare una voce politica da queste lotte è la sfida che dobbiamo raccogliere senza distaccarci mai dagli interessi di chi lotta. Creare un’organizzazione politica attorno alle lotte reali che sono oggi reali avanguardie e che tracciano la strada per un’opposizione di classe generalizzata dev’essere prioritario. Certo non è ancora il partito quello di cui si può parlare e ragionare ma stringere i rapporti con chi condivide le prospettive di classe e organizza le lotte reali è un primo piccolo passo in avanti.

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