ACCORDO SULLA PRODUTTIVITA’:+precariato +flessibilita’ – salario.

                                                                             Mercoledì 21 novembre ’12, il governo Monti al servizio dei padroni, sostenuto dal Centro-destra e dal Centro-sinistra, ha sottoscritto con CISL-UIL, UGL, Confindustria e le altre parti sociali, un accordo sulla produttività. La Cgil non ha firmato non perché non è d’accordo sul contenuto, visto che ha firmato il ccnl dei chimici che è simile, ma soprattutto quello del 28 giugno del 2012 che deroga già i contratti nazionali in peggio, ma perché voleva far rientrare la Fiom all’ interno della contrattazione.

 

Qualcuno non si illuda che la Cgil possa organizzare la lotta contro tale accordo, ma come ha fatto nel passato firmerà a livello aziendale tutte le schifezze possibili contro i lavoratori.

L’accordo stanzia per i prossimi tre anni 2,1 miliardi per detassare(al 10%) il salario di produttività che sarà ben individuato e si muove su tre direttive precise:

  1. il contratto nazionale verrà depotenziato a favore di quello aziendale saltano i minimi stipendiali in quanto una quota degli aumenti decisi col contratto nazionale dovranno essere spostati in azienda al salario di produttività appunto e l’indice Icpa, (l’indice dei prezzi al consumo armonizzato a livello europeo ma depurato dei prezzi energetici che dal 2009 viene utilizzato per guidare la contrattazione nazionale) che già non considera il reale aumento del costo della vita, dovrà indicare solo la quota massima del possibile aumento salariale(quindi può essere anche al di sotto, quindi meno soldi ) che dovrà essere compatibile con la reale situazione di mercato e dei singoli settori.
  2. Il demansionamento dei lavoratori prevede che tramite accordo aziendale, anche a maggioranza le imprese e i sindacati, potranno cambiare le mansioni di un lavoratore e, quindi, ridurgli la retribuzione, cosa che attualmente è impossibile per i vincoli dell’ art 1023 del codice civile e della legge 300.

La deroga a definire nuovi orari flessibili, prestazioni e organizzazione del lavoro renderà

Il lavoratore completamente schiavo e in balia dell’ azienda, come avviene già oggi per i dipendenti delle coop, e non avrà più nessuna certezza ne del suo livello professionale, ne della sua vita.

  1. La questione della rappresentanza sindacale ha il solo scopo di rendere esigibili per le imprese gli accordi che sottoscrivono, il rispetto di non scioperare e prevenire la conflittualità.

Questo ennesimo accordo, che serve alle imprese per essere competitive sui mercati, evidenzia la totale integrazione dei sindacati confederali e autonomi alle leggi dell’impresa e dell’ economia.

I lavoratori, che loro dicono di rappresentare, devono essere solo l’ appendice che non deve contare niente.

Essi, i sindacati, sono dei perfetti agenti padronali e statali dentro la classe lavoratrice.

Questo non è un accordo da poco. Apre la strada definitiva alle imprese per utilizzare il lavoratore come e quando crede alla completa mercè del padrone e DEI SINDACATI.

LAVORATORI BISOGNA REAGIRE.

Le lotte dei lavoratori delle cooperative stanno dando un segnale forte per organizzarsi contro le svendite dei confederali e la tracotanza dei caporali e delle multinazionali. Ci stanno indicando la strada che è necessario percorrere per poterci liberare dal ricatto e dal precariato che vogliono imporci.

VINCERE SI PUO’.

All’Ikea c’è un esempio di quello che deve essere la risposta da parte della classe. I lavoratori, a stragrande maggioranza immigrati, hanno costituito presidi, effettuato blocchi delle merci, si sono scontrati con la polizia.

Bisogna partire dal fatto che i destini dei lavoratori sono intrecciati gli uni agli altri. C’è bisogno di lottare e unificare le varie lotte in campo ma soprattutto bisogna rigettare l’idea che i lavoratori si possono salvare accettando di essere più competitivi, di fare squadra con le proprie aziende e di mettersi in concorrenza contro altri lavoratori. 

predisponiamo una vera lotta di massa contro il governo monti, LA CONFINDUSTRIA E I SINDACATI VENDUTI E ASSERVITI ALLA MENSA DEL CAPITALE.

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