VERTENZA COOP. ALA:LA LOTTA NON SI FERMA,I LAVORATORI VOGLIONO DIRITTI E DIGNITA’.

Basta lavoro nero, Basta ricatti sul permesso di soggiorno, Basta caporalato.

Dopo 3 settimane di scioperi e presidi è ancora in corso la vertenza dei lavoratori della coop. ALA.                                                                                                                                           Una settimana dopo l’accordo firmato il 9 luglio gli scioperi e le mobilitazioni sono riprese a seguito di vessazioni e atti intimidatori e repressivi compiuti dalla coop. nei confronti dei lavoratori che erano scesi in sciopero per mettere fine al regime di schiavitù che vige nei magazzini.                                                                                                                                                Il report che proponiamo di seguito serve a costruire un quadro più completo della mobilitazione e soprattutto della storia, fino ad oggi sommersa, di questi lavoratori all’interno di questa fabbrica.

La storia ha inizio circa 2 anni fa quando questi 17 lavoratori, in maggioranza tamil dello Sri Lanka e indiani iniziano a lavorare presso la coop. ALA all’epoca sita a Mazzo di Rho.

Prima di firmare il primo contratto di lavoro essi sono però costretti ad un periodo di prova in nero della durata di 6 mesi.                                                                                           Oltre a fornire un periodo di manovalanza esentasse ai padroni della coop. (che chiameremo caporali perchè questo è il ruolo che svolgono) il lavoro nero ha permesso loro di testare la resistenza dei lavoratori alle difficili condizioni, alle vessazioni e alle intimidazioni che quotidianamente questi devono subire senza alzare la testa.                                                                                                                                               Arriviamo così al momento della fine del “periodo di prova”. Il contratto che viene presentato ai lavoratori è completamente al di fuori dei parametri che la legge impone attraverso il contratto nazionale.

Gli avvocati che seguono il lato legale della vertenza hanno calcolato che la cifra che è stata estorta in questi due anni ad ognuno di loro oscilla tra i 4000 e i 6000 euro, complessivamente 120000 euro.

Oltre a ciò, ad aggravare oltre ogni limite la situazione che ci siamo trovati di fronte, i padroni in questi anni hanno anche fornito ad alcuni lavoratori tre case in affitto, a contratto di comodato d’uso gratuito, ma che nei fatti venivano pagate con detrazioni dalle buste paga di circa 155 euro a testa.

Ci troviamo dunque di fronte a tre illegalità gravissime: pagamento di affitto in nero e utilizzo di lavoro nero per di più aggravato dalla condizione di ricatto perpetuata a lavoratori immigrati in stato di clandestinità.

Sotto questa condizione di ricatto i lavoratori si sono trovati a lavorare in condizioni inaccettabili in qualsiasi paese civile: ore non retribuite, buste paga di 700 – 800 euro a fronte di 160 – 170 ore di lavoro al mese, nessun timbratore a certificare gli orari di ingresso e uscita, condizioni di sicurezza inesistenti e le consuete vessazioni e intimidazioni da parte dei caporali. In sostanza condizioni di semi-schiavitù che ci ricordano gli inizi del secolo scorso.

Questo sistema si è però rotto quando questi operai hanno deciso di alzare la testa e rivendicare la dignità che gli deve essere dovuta in quanto lavoratori.                                   Dapprima essi hanno fatto riferimento al sindacato Confsal nella persona del funzionario Galluzzo che invece di fare i loro interessi li ha fregati facendogli firmare un accordo di conciliazione di soli 100 euro a testa invece dei circa 5000 che i padroni gli avrebbero dovuto.                                 Una vera truffa nei confronti di lavoratori che in una situazione di debolezza dovuta alla lingua si sono fatti attrarre nelle mani di chi li ha svenduti per 4 soldi.

Oltre a questo il nostro sindacalista si è anche distinto per aver fatto sfrattare i lavoratori dalle case per evitare al padrone il rischio di una denuncia per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Sembra assurdo ma è vero, un sindacalista pagato dai lavoratori che si trasforma nel miglior consigliere del padrone aguzzino!

Come se questo non bastasse il sig. Galluzzo ha spinto i lavoratori ad intraprendere finti scioperi mettendoli a rischio di licenziamento, cosa che poi abbiamo scoperto aveva già concordato con la cooperativa. Nel frattempo uno di loro, Kokilan, è stato licenziato proprio per avere alzato la testa. A testimonianza del piano che Confasal e coop. Ala avevano architettato c’è il continuo sfruttamento di lavoro nero che i caporali stanno mettendo in atto a discapito degli scioperanti, anche il crumiraggio sarebbe illegale…

Questo giochino che procurava alti profitti sicuri ai padroni si è rotto quando i lavoratori stanchi di essere presi in giro dal sig. Galluzzo si sono rivolti al Si Cobas per iniziare una vera lotta. Per adesso siamo riusciti a fermare i licenziamenti, ma non possiamo ancora dormire sonni tranquilli.

Per affrontare questa questione nella sua interezza dobbiamo però denunciare anche il ruolo della ditta appaltante (Cotril, che fornisce il 40% del lavoro alla coop. Ala) nello sfruttamento totale e interessato di questi lavoratori. Non ci possiamo quindi dimenticare che questa azienda, che tra l’altro ha sede nello stesso sito della coop. Ala, ricava un forte profitto proprio dalla miseria alla quale sono ridotti questi operai.                                              Tutto ciò in aggiunta avviene in un momento che vede Cotril aprire la procedura di mobilità per alcuni dipendenti.

Non possiamo quindi lasciare che costoro si lavino le mani davanti alle responsabilità che la lotta gli sta ponendo davanti, in questo senso denunciano anche la provocazione quotidiana di un responsabile della Cotril che infastidito dalle bandiere del sindacato tenta sempre di strapparle.

Mentre questa azienda dipinge attorno a se un mondo patinato fatto di modelle e modelli, fashion e pubblicità sui maggiori rotocalchi nazionali di settore, dietro a se nasconde la miseria e il supersfruttamento al quale riduce chi produce la loro ricchezza. Gli sfruttati ora hanno detto basta e lotteranno per scardinare questo giochino.

In questa azienda si mette in atto la stessa truffa delle cooperative che abbiamo già affrontato in tante lotte negli ultimi 4 anni.

Queste cooperative attraverso lo sfruttamento di lavoratori senza diritti riconosciuti tengono alti i profitti di chi le crea. Il capitalismo oggi, soprattutto in questo periodo di crisi, ha trovato così un modo per abbattere i diritti che i lavoratori hanno conquistato in anni di lotta.

Questa è l’Italia di oggi, non quella di 100 anni fa eppure le condizioni che ci troviamo ad affrontare sembrano riportarci indietro proprio a quegli anni.

E’ chiaro che oggi lotte come questa e altre che si stanno diffondendo sul territorio non riguardano solo gli scioperanti, o i migranti in generale, ma delineano per tutti i lavoratori l’unica via possibile per opporsi ad un futuro che sarà costruito attorno a questo tipo di sfruttamento al di là delle etnie alle quali apparteniamo o alla lingua che parliamo.

La lotta per riaffermare i diritti e la legalità continuerà su tutti i fronti a partire dagli scioperi, dai presidi sul territorio e dalla campagna di boicottaggio e denuncia dell’azienda COTRIL che sta per prendere piede.

Inoltre abbiamo già attivato gli avvocati per aprire la causa in merito al reintegro di Kokilan e alle buste paga irregolari. In più abbiamo fatto un’ esposto alla Guardia di finanza per denunciare il lavoro nero e il pagamento degli affitti in nero, abbiamo informato l‘ispettorato del lavoro della mancanza di sicurezza all’interno del luogo di lavoro e per l’illegittima presenza di telecamere che controllano i movimenti dei lavoratori.

Un altro esposto per la verifica della presenza di amianto sul capannone della sede produttiva della coop ALA è stato presentato nelle sedi dovute.

Denunciamo inoltre la sostituzione dei lavoratori in sciopero , pratica antisindacale , attraverso il caporalato che alimenta una concorrenza infame tra i lavoratori migranti ricattati dal permesso di soggiorno.

PER IL RISPETTO DEI DIRITTI BASILARI.                                                                                     PER IL RIPRISTINO DELLA LEGALITA’ SU TUTTI I FRONTI.                                              BASTA LAVORO NERO!                                                                                                            BASTA SFRUTTAMENTO!


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