TIRIAMO LE SOMME…

Dopo le elezioni e in attesa dei ballottaggi proviamo anche noi a fare un quadro della situazione, forti della candidatura elettorale del nostro uomo migliore alla poltrona di Sindaco di Nerviano: Karlo Poterepo, che dall’alto della sua esperienza ha rappresentato l’unica novità reale.

Mentre tutti cercano di incassare dalla propria parte i risultati di questa tornata elettorale: vittorie, sconfitte o pareggi che siano non importa basta rigirare tutto al proprio interesse.
Noi come sempre cerchiamo di vedere la realtà dei fatti, perché in questo ennesimo ritorno alle urne la realtà ci consegna dati ben precisi.

 

Partiamo dalla Lega che si aspettava un trionfo mentre invece subisce una perdita non indifferente di voti un po’ ovunque, in particolare a Milano e nella sua città simbolo, Varese, dove non riesce a vincere al primo turno.
Il tanto “sudato” federalismo non è riuscito a nascondere il ruolo della Lega come stampella di un ormai impresentabile Berlusconi, ma soprattutto non è riuscito a far apparire la Lega per un partito “vicino alla gente” dimostrando come ormai sia evidente il ruolo e il peso della Lega nel meccanismo del potere finanziario ed economico statale. Molti di quelli che avevano votato lega nelle scorse elezioni hanno capito che: chi un giorno sbraita nelle piazze, mentre quello dopo siede sulle poltrone dei consigli d’amministrazione delle aziende pubbliche con stipendi da centinaia di migliaia di euro, non può rappresentare gli interessi della gente comune.

Il PDL è crollato insieme al suo capo Silvio Berlusconi che da tempo è stato scaricato dalla Confindustria e da altri settori della borghesia, confermando il declino che lo porterà con molte probabilità a terminare la sua storia.

Il terzo Polo che sembrava dovesse rappresentare quella parte di borghesia che ha scaricato Berlusconi, non sfonda, privo di una struttura organizzata di partito non sembra in grado al momento di ricoprire quel ruolo, tantomeno di incidere in maniera determinante sull’esito elettorale del PDL.

E andiamo a sinistra…

Il PD dopo anni di bastonate tira un sospiro di sollievo mantenendo le sue roccaforti, strappando qualcosa al centro-destra e forse a riprendersi Milano, si può dire che sia andata bene per il PD, anche se chiamarla vittoria è un po’ esagerato.

Poco da dire sull’IDV che al di là di Napoli perde voti ovunque, di SEL che con il suo leader Vendola raggranella striminziti 4, /5, di qua e di là, lontano dal candidarsi ad essere forza di opposizione istituzionale significativa.
Mentre la FDS a parte qualche città, dove è risalita di poco continua la sua discesa verso la scomparsa.

Noi? Milano? I lavoratori?

Non nascondiamo il piacere di vedere Salvini, Castelli, la Moratti, De corato, ecc. a orecchie basse e con i musi lunghi, ma questo non può bastare.

Abbiamo vissuto e viviamo un Dejà Vu che puntualmente si ripresenta ad ogni avvenimento elettorale, ci ricordiamo ancora le aspettative che tra tantissimi compagni c’erano nei confronti del Governo Prodi quando Rifondazione arrivò a superare il 7 %, ricordiamo il fenomeno Vendola quando in Puglia diventò Governatore e così via per ogni appuntamento elettorale fino ad oggi con Pisapia, stesse aspettative, stesso entusiasmo.

Sappiamo e ci ricordiamo altrettanto bene come sono finite quelle esperienze, quanti danni hanno provocato nei movimenti di lotta, quanta disgregazione e delusione hanno portato tra compagni/e, portando molti, soprattutto tanti giovani a ritirarsi dall’attiva politica Militante.

Il problema secondo noi non sta nell’andare a Votare o no per Pisapia ogni compagno che lo ha fatto e lo farà avrà i suoi motivi, ma non possiamo ancora una volta permetterci di colmare il vuoto politico che da anni persiste nei movimenti con l’illusione della scorciatoia elettorale.

Il vuoto dobbiamo essere in grado di colmarlo ritornando a costruire percorsi di lotta reali, con pazienza, fatica e tempo, non ci sono scorciatoie, se non siamo convinti di questo la storia e l’esperienza ha già segnato la fine a cui portano queste scorciatoie: al fallimento e all’arretramento sempre maggiore. Intanto i lavoratori rimangono privi di ogni riferimento politico e culturale in grado di affermare e portare avanti i loro e i nostri interessi.

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