No alla guerra in Libia!

Sabato 19 Marzo sono iniziati i primi bombardamenti sulla Libia, il vertice di Parigi tra le potenze guerrafondaie ha dato il via libera all’inizio della nuova guerra di rapina da parte di Stati uniti, Francia, Gran Bretagna e Italia in prima fila, mentre la Germania rimane defilata e Cina e Russia hanno espresso se pur con debolezza e confusione la loro contrarietà ai bombardamenti.

La storia si ripresenta nuovamente con una guerra imperialista nell’area di un Nord Africa in esplosione dal punto di vista sociale.

La situazione Libica è molto confusa, differente dalle situazioni in Tunisia, Egitto, Yemen, Barehin perché presenta alcune contraddizioni nelle rivolte, prima fra tutte la divisione in tribù del popolo Libico che vede i vari capi delle rispettive tribù guidare le rivolte con interessi che coniugano poco con gli interessi del popolo Libico.

La cosa che emerge chiaramente da questo conflitto è la similitudine con il modello “Kosovo”, la Libia oltre alle ingenti risorse energetiche sulla quale puntano le maggiori potenze, rappresenta per l’imperialismo una zona strategica in chiave di normalizzazione del nord Africa e del Medio Oriente in rivolta.

Gli equilibri geopolitici nell’area in questione sono saltati a causa delle rivolte popolari che ci accompagnano ormai da un paio di mesi, in questo frangente l’attacco alla Libia rappresenta la prima risposta delle potenze mondiali per ristabilire il controllo in quei paesi.

La storia si ripresenta con una guerra imperialista che ripercorre gli stessi meccanismi delle passate guerre.

– La risoluzione dell’ONU per giustificare l’attacco, ovviamente come sempre accade si usano due pesi e due misure, infatti, le risoluzioni dell’Onu valgono solo per alcune situazioni, ad esempio non valgono per Israele che ha collezionato negli ultimi anni una miriade di risoluzioni Onu contro la sua politica di oppressione nei confronti del popolo Palestinese.

– “L’esportazione della democrazia”. Ancora una volta questa formula ritorna utile per legittimare agli occhi dell’opinione pubblica i bombardamenti, formula anch’essa valida solo per alcune situazioni, non vale per il Bahrain dove l’esercito dell’Arabia saudita sotto l’egida degli Stati Uniti sta reprimendo nel sangue le rivolte della popolazione contro il dittatore, stesso discorso per lo Yemen.

Il vero obbiettivo è come sempre il mantenimento degli interessi economici in quell’area e a farne le spese sarà la popolazione.

Ovviamente a scanso di equivoci vogliamo ribadire che non siamo a favore di Gheddafi a cui fino a ieri i governanti Italiani baciavano l’anello, ci auguriamo che il popolo libico riesca a opporsi in maniera indipendente all’invasione occidentale e a tutti i vari rais che li vogliono sottomettere.

Un’ultima nota la vogliamo riservare alla cosiddetta Sinistra che ancora una volta si mette l’elmetto e appoggia gli interessi imperialisti: ci fate ancora più schifo di prima!

Noi ci battiamo contro la guerra in Libia e contro i dittatori amici dell’imperialismo.

Sosteniamo le rivolte popolari che la crisi sta moltiplicando.

2 pensieri su “No alla guerra in Libia!

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