SE LO DICONO LORO…

Che la crisi fosse ancora profonda e ben lungi dall’essere superata lo sapevamo, l’abbiamo detto e ripetuto tante volte, non tanto perché siamo analisti o economisti, ma perché viviamo gli effetti della crisi tutti i giorni sulla nostra pelle.

A confermare quanto diciamo da tempo, arriva in questi giorni lo studio di BANKITALIA, che ci fa un quadro generale sullo “sviluppo” della crisi in termini di occupazione e crescita economica.

Disoccupazione all’ 11% se si conta chi è in cassa integrazione e i cosiddetti scoraggiati, con un tasso di disoccupazione giovanile del 25,4%, calo dei consumi che tradotto in pratica vuol dire che i salari sono diminuiti e se aggiungiamo a questi due dati il 10,8% di famiglie, settemilioni e 800.00 persone che vivono in condizioni di povertà – cioè che hanno difficoltà a mettere insieme il pranzo con la cena – il quadro rende l’idea della situazione in cui ci troviamo.

 Il Futuro?

L’altro dato che emerge è quello della previsione per il futuro, con il PIL che se andrà  bene crescerà dell’1% nei prossimi due anni, in sostanza crescita economica ferma e per almeno 2 anni non ci sarà la ripresa economica tanto annunciata e desiderata.

Anche loro che di certo non sono “i soliti comunisti che vogliono creare allarmismo” ci confermano che la crisi continuerà e noi aggiungiamo si intensificherà. Alla luce di questi dati possiamo prevedere come nei prossimi anni gli attacchi alle nostre condizioni di vita e di lavoro aumenteranno.

La Fiat è solo il caso che ha trovato più visibilità mediatica per la significativa valenza politica che il piano Marchionne ricopre contro i lavoratori, ma come possiamo constatare concretamente nelle cooperative della logistica, non c’è mai fine al tentativo padronale di abbassare i costi del lavoro per aumentare i profitti sulle spalle di chi lavora. Se non saremo in grado di dare una risposta forte mettendoci in gioco fin da subito, il futuro che ci troveremo davanti sarà di estrema precarietà e massimo sfruttamento, così come avviene nelle cooperative della logistica nelle quali si lavora, senza cadere nella demagogia, in un sistema di schiavitù e caporalato moderni.

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