LA SCINTILLA DELLA RIVOLTA INFUOCA IL MAGHREB!

Da oltre 2 settimane il vento della rivolta soffia su Algeria e Tunisia, una rivolta che non sembra placarsi e che sta facendo tremare i regimi dittatoriali filoccidentali di questi paesi. La risposta di questi regimi è di repressione violenta dei moti: decine sono le vittime e centinaia i feriti accertati.
Ben Ali, dittatore tunisino, probabilmente sorpreso dalla rabbia e dal coraggio del suo popolo, non trova di meglio da dire in televisione che i rivoltosi sono “pericolosi integralisti islamici”, discreditando in questo modo il movimento di lavoratori/ici, studenti e disoccupati/e che ha invaso le città utilizzando una formula tanto cara ai governi occidentali. Ma la malainformazione e la repressione non hanno raggiunto lo scopo del governo e hanno generato invece l’espansione e l’inasprimento della rivolta.
I mass media di casa nostra non sembrano trovare il bandolo della matassa riportando notizie confuse e affidandosi alle analisi dei soliti intellettuali e esperti comodi al sistema i quali non riescono, o più verosimilmente non vogliono, affrontare la questione dalla radice.

Le cause delle giuste rivolte nel Maghreb sono infatti da ricercare nelle contraddizioni esplose all’interno di questi stati, nei quali vige un sistema clientelare fatto di corruzione ai massimi livelli che ha prodotto un divario economico enorme tra la borghesia al potere e il proletariato privato inoltre di qualsiasi libertà di critica sociale e di partecipazione politica.

Le contraddizioni sono quindi esplose in maniera radicale con lo scoppio della crisi economica mondiale, bisogna ricordare come questi paesi siano stati sfruttati per anni dai paesi occidentali in particolare europei, depredati di risorse energetiche come il petrolio in Algeria e usati come bacino di manodopera a basso costo attraverso le migrazioni. Tutto questo a favore della classe politica, espressione della borghesia locale, che faceva profitti dai finanziamenti che riceveva dall’occidente e riusciva così a mantenere l’ordine.

La crisi ha fatto saltare il tappo: soldi non ce ne sono più e di manodopera in questo momento non c’è bisogno vista la sovrapproduzione di merci che permane in occidente.

Questo dimostra ancora una volta come la crisi del sistema economico odierno la stanno pagando le classi sociali più deboli di tutto il mondo.

Mandiamo la nostra più calda solidarietà a chi in questo momento in Algeria e Tunisia ha deciso di prendere in mano il proprio futuro, pagando anche con la vita questa scelta. Oggi in contesti sociali e di piazza differenti, l’opposizione a chi sta scaricando i costi della crisi sulle nostre spalle cresce e si rafforza, sappiamo che la strada è ancora lunga e complessa ma al momento constatiamo che dall’Europa al nord Africa un filo comune lega le lotte a questo modello sociale fatto di sfruttamento e povertà.

Di seguito alcuni link che permettono di approfondire le rivolte in corso in Tunisia e Algeria.

http://www.contropiano.org/Documenti/2011/Gennaio11/09-01-11TunisiaRivoltaSociale.htm

http://www.contropiano.org/Documenti/2011/Gennaio11/10-01-11PartitoComunistaTunisia.htm

http://it.peacereporter.net/articolo/26225/Maghreb%2C+l%27ultimo+fronte+della+fame

http://www.radiondadurto.org/2011/01/12/tunisia-scioperi-proteste-e-rimpasti-di-governo-ben-ali-teme-la-rivolta

http://www.contropiano.org/Documenti/2011/Gennaio11/12-01-11DittatoriDemocraticiMaghreb.htm

http://www.webalice.it/mario.gangarossa/sottolebandieredelmarxismo_internazionale/2011_01_dino-erba_speculazione-e-fame.htm

http://www.contropiano.org/Documenti/2011/Gennaio11/12-01-11DittatoriDemocraticiMaghreb.htm

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