LICENZIATO UMBERTO PER AVER LOTTATO PER LA DIFESA DEI LAVORATORI E I LORO DIRITTI!

Pubblichiamo il comunicato sul licenziamento di Umberto, un compagno sempre in prima fila col quale abbiamo il piacere di lottare contro lo sfruttamento e l’oppressione padronale. Esprimiamo la nostra massima solidarietà a Umberto.

Hanno voluto eliminare un lavoratore scomodo, impegnato quotidianamente in una lotta per il rispetto della dignità e sicurezza integrale dei diritti dei lavoratori , come prevedono le leggi e le normative a tal proposito, con l’unica arma che la COIM (azienda chimica a Offanengo) aveva a disposizione e che non ha esitato senza vergogna ad utilizzare: il licenziamento discriminatorio per rappresaglia contro l’attività sindacale e di denuncia da lui svolta quale delegato RSU e RSL.

Un percorso classico, oramai, della protervia padronale contro chi non abbassa la testa e rivendica un lavoro dignitoso e rispettoso dei diritti degli operai, che parte dalla utilizzazione illegittima e ritorsiva della sanzioni disciplinari, secondo uno sviluppo lineare e progressivo fino al licenziamento, alternato ad atti e azioni vessatorie consistenti nella assegnazione di mansioni offensive, umilianti e gravose che, nel caso di Umberto, lavoratore con limitazioni tutelate ai sensi della L. 104/92, hanno compromesso ulteriormente il suo stato di salute. Umberto è stato licenziato perchè aveva osato citare in giudizio la COIM, depositando presso il Tribunale di Crema un ricorso per danno biologico conseguente alle continue violenze fisiche e morali opportunamente orchestrate dalla COIM stessa fino a minarne seriamente la salute.

Isolato dai suoi colleghi, additato come elemento da isolare per i suoi (insistenti) ripetuti richiami al rispetto della normativa giuslavoristica e in materia di esercizio dei diritti sindacali, e per questo assegnato a mansioni gravose, non consone al suo stato di salute, che gli hanno causato continui infortuni. Ridicolizzato ed umiliato professionalmente, in quanto costretto per giorni e settimane intere a rimanere inattivo su uno sgabello, Umberto ha dovuto subire la mancanza (assenza) di solidarietà dei suoi compagni di lavoro, un ambiente nella stragrande parte pregiudizialmente ostile, omertoso e connivente con il comportamento vessatorio della dirigenza e del patron Bulzella (un clima di intimidazione e ricatto che ormai regna sovrano e incontrastato nell’azienda). Una inaudita forma di violenza, una umiliazione insopportabile per chiunque, lesiva di un diritto fondamentale del lavoratore, avente ad oggetto il tentativo di minare la sua personalità nel luogo di lavoro, e che per questo ha dovuto ricorrere ad un atto giudiziale

Il licenziamento ritorsivo, vergognoso ed arrogante dimostra solo la paura, l’impudenza e la pochezza del patron Bulzella affinchè fosse d’esempio anche agli altri lavoratori, ma anche per rispondere alla mole del materiale probatorio posto alla base del ricorso, attestante inequivocabilmente tutto quanto Umberto ha dovuto subire.

Contro un atto indegno tipico dell’arroganza padronale e di tale gravità sarà depositato un ricorso per il reintegro immediato sul posto di lavoro: nemmeno il ricatto del licenziamento servirà all’azienda a piegare la dignità del lavoratore e di tutti gli altri che si oppongono a questo sistema di sfruttamento e della sopraffazione della nostra classe.

È semplice abbattere un elefante, ma il difficile è nasconderne la carcassa. Noi elefanti, poi, abbiamo la memoria lunga.

S.I. COBAS Cremona  17 dicembre 2010

Umberto deve rientrare nel suo posto di lavoro!

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